be.Beap, c'è di peggio be.Beap, c'è di peggio
Punk Rock Summer Nationals: le disavventure di una povera stronza fotografa

Punk Rock Summer Nationals: le disavventure di una povera stronza fotografa

Avete presente quando ci sono tutti i presupposti perché vada tutto bene, e invece niente lo fa? Ecco, tipo me ieri

Se tornare da un concerto fa venire voglia di scrivere A ME, che voglia di scrivere l’ennesimo report uguale a tutti gli altri “che bella serata, che bella la musica, tutti sbronzi, cheffigatazio”, che non si cagherebbe comunque nessuno a parte 3 invasati e la mia mamma, vuol dire che qualcosa ieri è successo davvero.

Sapete cosa è successo? Ieri era il giorno del Punk Rock Nationals, al Market Sound. Oh, lo aspettavo da mesi.

Che bello, arriviamo presto, becco gli amici, ci scassiamo, solite cose, appunto.

Invece no! La mattina mi scrive Hub, portandomi la buona novella: ho l’accredito foto, OH MY GOD, UNA GIOIA!

Non sapete da quanti mesi noi di be.Beap stavamo prostituendoci con news e condivisioni sperando di strappare accrediti, e non mi sembra vero, era davvero da tantissimo tempo che non avevo la possibilità di trovarmi sotto un palco grosso reflex-munita. E non è una questione di scrocco del biglietto, adesso lavoro come un trattore e me lo posso anche pagare, è che proprio uno stronzo vorrebbe solo fare le foto, ma ovviamente lo stronzo comprende le problematiche questioni di sovraffollamento del pit, restrizioni del management, l’appartenenza a una webzine minore che è più brava a farsi nemici che altro, e si ostina a non mettere “rock” nel nome.

Una gioia dicevamo, una gioia grande. E come se non bastasse, a caricarmi di aspettative, c’è anche il fatto che trovo un passaggio con The Dopplers & Friends che ci stanno dentrissimo, e partono pure alle 18.30. Davvero, nulla può andare storto…

-Ahahah.
Ahahahahahahahahahahahahahahah.-

…se non fosse che quando arriviamo al Market Sound troviamo un serpente di persone lungo un kilometro che procede a lumaca e scopriamo che è la fila unica per tutti, anche per quelli che hanno preso il biglietto pagando la prevendita per non fare la fila all’ingresso. Ah.

Temporeggiamo lungo la coda increduli, cercando soluzioni in una situazione che soluzioni non ne ha, finché il mio ragazzo mi fa notare che io, che sono stata graziata di pass, probabilmente mi sto perdendo del tutto i Good Riddance e rischio di perdermi anche i Pennywise, il che implica coglioni girati a ventola perché ero lì soprattutto per i Good Riddance, in secondo luogo per i Penny e poi, ah, ci sono anche gli Offspring, ok, ci sta. Gusti eh.

Il problema grande che implica questa coda, però, è che io non sto portando a casa il lavoro. Ma non è giusto, noi non eravamo in ritardo, -add bestemmia here-!

Quest’improvviso senso di responsabilità misto ansia e panico mi convince ad abbandonare i miei compagni di avventura, percorrere il serpente, e arrivare al posto di blocco per chiedere al tizio dello staff:
“Mi scusi, io ho un pass foto, cioè dovrei entrare a lavorare – quant’è ridicolo poi che io lo definisca ancora lavoro… –, cosa devo fare?”

Tizio: “Eh, dovresti fare la coda, poi vai alla cassa accrediti…”

IncredulaMe: “Ma io dovrei proprio già essere dentro a lavorare, nel senso, sto perdendomi tutto, non posso permettermelo!” + Occhi Dolci e Faccia Da Paracula Come Mai Ne Ho Dovute Fare Prima In Tutta La Mia Vita + Sono Una Tipa E Uso Questo Potere, Ti Prego Fa’ Che Funzioni.

Tizio: “Va bene, dai passa.” + Sguardi Furtivi Per Controllare Che Io Non Stia Creando Una Rivolta.

Fuggo dentro, vado ai botteghini, mi metto per due volte nella fila sbagliata perché non ci capisco niente e la coda Accredito Stampa non è per i fotografi, mentre Vip Access, sì. E io che facevo l’umile.
Ciao, sono qui per be.Beap,Ok, firma la liberatoria, Va bene, cos’è, solite cose tipo che le foto le posso usare solo per il magazine ecc ecc?Sì, leggi che è spiegato tutto, Eh ma mi sa che non ho tempo, vabenegrazieciao!.

Riceverò delle enciclopedie? Per cosa ho firmato? Vogliono il mio primogenito da sacrificare a Satana?

Ultima corsa a perdifiato con borsa reflex a segarmi la spalla e arrivo. Good Riddance sul palco, CE L’HO FATT-no, aspetta.
Good Riddance che salutano e se ne vanno.
GAME OVER.
Non una singola nota fu udita.
Ah.

Pertanto ecco una foto di repertorio dei Good Riddance, come fanno nei tiggì, ve la presento insieme a tutti i miei coglioni girati per l’accaduto e perché -porch’iddio- se non avessi corrotto il tizio dello staff quando sarei entrata?!

Mi hanno detto che sono stati fighi, i Good Riddance. Hanno fatto “Salt”. Se li sono cagati solo quelli davanti, ma questo un po’ me lo aspettavo.

Per favore, ora raccogliamoci in un minuto di silenzio per tutti quelli come me che ci tenevano un sacco ai GR e se li sono persi stando in coda, e per questo, ancora oggi, soffrono e sporconano sulla pagina dell’evento fb.

Poi vabbè, riguardo alle lamentele del Day After ci sarebbe un excursus da fare citando la mia amica Amanda Disagio di OutLoud Tv e Killerdogz (fine pubblicità <3), riguardo la gente che ieri manco c’era e oggi gode come un maiale a vedere che le cose sono andate storte… Ma grazie, eh, amici.

Ma più che altro, sapete che rottura di coglioni: è dall’Innominabile Rock In Idrho “dei” Rancid, che si portò via anche il mio cuore, che ad ogni straccio di concerto della Hub si scatenano senza tregua le due fazioni, quelli che boicottano e quelli che vanno e poi si lamentano (ed io sono stata fiero membro di entrambe, ovviamente, a suo tempo).

Solo che a una certa mi stanco, passa il tempo, magari invecchio e mi rammollisco, ma mi rendo conto che finché vivo in Italia e non posso permettermi di viaggiare sempre per festival e concerti fighi in Europa, tra i pochi stronzi che mi portano le band dietro casa ci sono loro. CON TUTTE LE CONTROVERSIE DEL CASO, perché è vero che ieri la storia dell’unica coda è stata improponibile, quanto è vero che i volumi fossero bassi.

Però (STO SOLO CHIEDENDO, EH, PERCHÈ VORREI CAPIRE) di chi è la colpa? Magari avevano imposizioni esterne sul volume, gli orari, gli ingressi. Magari il problema è solo che siamo in Italia. E ormai siamo tutti consapevoli, spero, di cosa questo significhi. E magari il problema è che abbiamo solo bisogno di un capro espiatorio contro cui urlare quando ci sentiamo frustrati, sapendo che non cambierà comunque un cazzo, pagheremo ancora per il prossimo concerto, ci saranno ancora cose che vanno storte, ci lamenteremo e così via in loop. Perché siamo italiani, no?

E so che questa può sembrare un’uscita molto paracula, perché, uh, le hanno dato l’accredito e adesso deve leccare culi finché ha saliva. In realtà no, perché in questo ambiente nessuno mi paga, nessuno mi dà garanzie per il futuro e quindi non ho niente da perdere. Sono l’ultima degli stronzi, just like you. Infatti ero tornata ieri sera con l’idea di scrivere, io che non so scrivere, e tirare giù tutti i santi. La verità è che mi sono rotta la minchia di puntare il dito a caso e poi sentirmi impotente, frustrata e incazzata inutilmente.

Preferirei capire: soluzioni ne abbiamo, o resterà per sempre così?
Voi non vi siete rotti i coglioni di fare sempre i soliti discorsi?
Perché capisco la rabbia molto panc, yeah, ma io ero rimasta più affezionata all’idea che la cosa servisse a cambiare lo status quo.

Scusate, la cosa mi sta sfuggendo di mano. Comunque anche io sono indignata e ferita per ieri.
Stop.

I Pennywise! Questi non me li perdo.

E per fortuna. Belli loro, sempre uguali ma sempre in gran forma.
Poi succede che alcuni di noi cani nel pit la fanno sporca e restano oltre le tre canzoni che ci sono concesse per scattare. Naturalmente, dopo un attimo di disorientamento da persona per bene, mi unisco a loro.

Echeccazzo.

Poi me ne torno fuori per godermi finalmente la vida loca del concerto. Ah, no, io non posso pogare. Scaletta prevedibile ma apprezzabile, quella di ieri, con tutti gli immancabili pezzoni pro circle pit, e io che me li guardo da lontano perché devo custodire la mia povera piccola reflex, which means: no fun.

La prossima volta che mi date della stronza perché entro gratis ai concerti ricordate: voi vi pagate il divertimento, io mi guadagno il diritto di “lavorare” e poi faccio la vecchia nelle retrovie mentre voi vi lanciate gli uni addosso agli altri in una nuvola di sudore.

Poi arriva il turno degli Offspring, dopo luuuuunga attesa, che io dico, allora potevate iniziare ancora un filino dopo tutta la storia qui, che magari mi vedevo anche solo un pezzo dei Good Riddance.

Il pubblico dalle prime note esplode all’unanimità – ah, certo, adesso sì eh? –, dalla transenna partono le solite grida di Femmina Da Transenna In Compressione – pianoooo, non spingeteee! –, improvvisamente tutti sono estremamente interessati a quello che succede sul palco e saltellano fino alle retrovie, cantando tutta, o quasi, la scaletta paraculissima di questa band a cui io da pischella volevo bene.

Ieri no, ieri non gli ho voluto molto bene. Perché ho visto Dexter cantare affannato già durante la prima canzone, “You’re gonna go far, kid”, perché sul palco erano piazzati così poco punkisticamente indietro, lontani dal pubblico, e poi perché mi hanno fatto notare che cantavano con le basi. No dai.

Va bene diventarmi poser invecchiando, però con criterio, con stile, cercate qualche esempio. Il mio problema più grande, in realtà, è stato l’ambiente disorientante in cui mi trovavo… Benvenuti al Festivalbar, TUTTI IN ALTO I CELLULARI, mi raccomando.

…Ma sarà colpa mia che ormai vivo di realtà più piccole e sentite.

Ah, come se non bastasse, stamattina, leggendo i post di alcuni colleghi presenti ieri sera nel pit, ho scoperto che qualcuno di loro ha dovuto inviare il lavoro al management per l’approvazione. Io non sono nessuno, non mi hanno chiesto nulla, quindi ANARCHIA!

Pertanto ci tenevo a presentarvi una bella carrellata di foto brutte degli Offspring, con tanto di palco a fare da quinta e coprire bene gli strumenti, perché io non sono bassa, ma loro stavano davvero indietro per essere su un palco così alto, e non potevo passare le 3 canzoni con le braccia alzate in faccia al pubblico a rompere i coglioni per fare 4 foto di merda, comunque. Osti.

Dedico quest’album di foto brutte al management degli Offspring.

E così chiudo, scusate lo sproloquio ma questa settimana mi salta lo psicologo e con qualcuno dovevo parlare.
xoxo

Claudine Strummer Claudine Strummer